Una Tosca caravaggesca al Verdi

Hugo de Ana e Tosca, un binomio di successo che si è realizzato anche a Trieste. Ultima data della stagione del Teatro Lirico di Trieste, il capolavoro di Puccini (realizzato con un allestimento del Comune di Bassano del Grappa/Opera Festival e del Comune di Padova) è stato messo in scena da de Ana (che curava anche le scene, le luci e i costumi) nel segno del barocco romano, visto attraverso il nero per mettere in risalto la forza drammatica della situazione. Un’atmosfera molto caravaggesca, immersa in uno spazio molto cupo, quasi un carcere nero che, come desiderava il regista, dà un senso di oppressione e di angoscia.

La compattezza registica e scenica della Tosca triestina era ben assecondata dalla direzione di Fabrizio Maria Carminati, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro Lirico, impegnati in una partitura molto conosciuta ma decisamente complessa. La direzione di Carminati ha saputo ben sostenere e concertare la velocità dell’allestimento immaginato da De Ana e il suo profilo cinematografico, così come gli allentamenti del ritmo scenico che si insinuano qua e là nella partitura pucciniana. Come il “Te Deum” del primo atto, fortemente inquietante nella sua solennità, o il misterioso trascolorare della notte nell’alba sotto il cielo di Roma, all’inizio del terzo atto.

Una Tosca appassionata, dunque, molto drammatica, con interpreti che sapevano recitare oltre che cantare. A cominciare dall’affascinante protagonista, Svetla Vassileva, una Tosca dominante, di emissione salda, efficace nei duetti con Cavaradossi del primo atto e nell’intensissimo “Vissi d’arte”. Accanto alla Vassileva, emergeva lo Scarpia completo di Angelo Veccia, che si è mosso disinvoltamente nel ruolo, dando corpo ad uno Scarpia dal suono scuro, cupo, introverso, senza scadere mai nei tipici eccessi veristici. Era in buona forma anche il Cavaradossi di Massimo Giordano, di timbro solare, avvolgente nei duetti del primo atto quanto nel commosso dolore di “E lucevan le stelle”. Apprezzabili il Coro del Teatro Lirico e i Piccoli Cantori della Città di Trieste, così come tutti i comprimari, mentre molto solida è stata, nel suo complesso, la prova dell’Orchestra, qui preparata accuratamente a sostenere la varietà degli effetti cromatici e armonici di una partitura di così intenso e straordinario senso drammatico.

 

 

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By | 2017-06-13T10:50:59+00:00 11/06/2017|Categories: Cultura e spettacoli, Focus on (Magazine)|Tags: , |Commenti disabilitati su Una Tosca caravaggesca al Verdi

About the Author:

Alice Marongiu
Laureata in Ingegneria Meccanica all'Università degli Studi di Cagliari. Attualmente iscritta alla Laurea Magistrale di Ingegneria Meccanica dell'Università degli Studi di Trieste. Ho studiato Flauto Traverso al Conservatorio di Cagliari e sono un'appassionata di Musica Classica, Opera, Arte e Motori.