Units: Masao Furusawa è protagonista, l’inglese un po’ meno

Per gli addetti ai lavori, il nome di Masao Furusawa non necessita di ulteriori precisazioni: classe 1951, 40 anni passati all’interno della Yamaha tra il comparto Ricerca e Sviluppo, la progettazione di motoslitte e la Divisione Tecnologica di Yamaha Racing, nonché il ruolo di General Manager, un lavoro oltre i limiti del significativo sulle metodologie numeriche e sperimentali nell’ambito delle vibrazioni. Il padre della nuova M1 dei trionfi di Valentino Rossi ha ricevuto il 3 giugno, la laurea honoris causa in ingegneria meccanica nell’Aula Magna dell’Università di Trieste.

Se il seminario di lavoro della mattina era stato l’occasione per entrare negli aspetti più tecnici della progettazione delle moto da corsa, con lo stesso Furusawa e altri esperti del settore, la cerimonia del pomeriggio non poteva che svolgersi all’insegna della formalità istituzionale: primi passi consueti, sebbene conditi dalla novità della lingua inglese, l’indirizzo del saluto del rettore Maurizio Fermeglia, la lettura della motivazione del direttore del dipartimento Paolo Rosato e la lettura della laudatio da parte del professor Carlo Poloni. Dopo il conferimento della laurea e la consegna del diploma, è stata la volta della lectio magistralis di Furusawa dal titolo “The Way of Engineering“, in cui il neo-dottore ha illustrato passo passo la sua invidiabile carriera, illustrando anche per sommi capi alcuni aspetti più tecnici.

Soddisfatti tutti i presenti e il sottoscritto non fa eccezione. Una perplessità, però, rimane. Il rettore ha giustamente sottolineato, nel suo discorso, la necessità di “aprirsi all’internazionale”: da lì, la scelta dell’uso dell’inglese (o meglio, del globish ndr) per l’intera cerimonia. Siamo però davvero convinti che tendere verso l’internazionale passi necessariamente attraverso l’uso di una rivisitazione della lingua di Albione fatta di strutture grammaticali italianeggianti, calchi lapalissiani (formidabile il “Doctor” Furusawa) e sintassi zoppicante?
Furusawa stesso ha interrotto il suo discorso, aspettandosi che ci fosse un interprete, ma è stato rassicurato e invitato a proseguire. Chi vi scrive non sa se la presenza di un interprete avrebbe spinto un numero più nutrito di persone ad assistere all’evento. Sa, però, che avrebbe senz’altro aiutato i presenti a districarsi meglio in un dedalo di inglese nipponitaliano.

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By | 2015-06-04T11:24:27+00:00 04/06/2015|Categories: Magazine, Università|Tags: , , , |0 Comments

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Joel Cociani
Nato a Trieste nell'88, sono italiano e francese. Studio per diventare un interprete, ma il mondo del giornalismo mi ha sempre affascinato, se non altro perché è una scusa per poter fare il rompiscatole senza dovermi giustificare.