Università: un’Italia immobile superata dell’est Europa

Università italiana tra le più care d’Europa con mille euro di retta degli atenei pubblici. Più alte soltanto in Inghilterra e Olanda.

Dopo il Rapporto biennale sullo stato del sistema dell’Università e della Ricerca prodotto dagli esperti dell’Anvur arrivano i dati Eurostat a farci preoccupare ulteriormente per lo stato dell’Università italiana.

Secondo l’Anvur la mancanza di corsi di laurea professionalizzanti e i pochi investimenti statali sono due dei motivi alla base della bassa percentuale di laureati in Italia, molto indietro rispetto agli altri paesi europei. Difatti il 40% degli iscritti all’università non completa il percorso universitario. E i dati del rapporto Eurostat 2013 confermano la situazione critica in cui versa il mondo accademico italiano.

Numero di laureati. Come rilevato dall’Anvur, l’Eurostat conferma un lieve miglioramento rispetto alla situazione del 2007, con un incremento del 3% sul numero di trentenni che hanno conseguito la laurea. Tuttavia ciò non basta se paragonato alla crescita vertiginosa delle altre università europee nello stesso periodo.  La crescita, in modo particolare, riguarda l’est Europa (Repubblica Ceca +10 %, Romania +8%). L’Italia infatti si trova ultima in classifica, dietro Romania, Croazia e Malta, per il numero di laureati in Europa.

Numero di laureati tra 30 e 34 anni. Se nel 2007 le ultime posizioni erano occupate da Romania, Repubblica Ceca, Croazia e Slovacchia, ora l’Italia le ha superate tutte, collocandosi in ultima posizione con il 22,4% di laureati sopra i 30 anni. Migliorata rispetto al 2007 quando la percentuale dei laureati si fermava al 18,6%, la situazione non aiuta però l’Italia nel suo primato negativo: se pensiamo che la Repubblica Ceca ad esempio è passata dal 13,3% di laureati nel 2007 26,7% del 2013.

L’Italia è tra le peggiori (23esima su 28) anche per numero di ragazzi tra i 18 e 24 anni che hanno abbandonato gli studi dopo la scuola media (17%).

Dispersione scolastica (ovvero numero di abbandoni). Non ci risparmiamo nemmeno in questo noi italiani. Questa volta finiamo al quinto posto per numero di dispersioni, superando di ben 7 punti la soglia del 10% concessa dall’Unione Europea. Hanno fatto peggio di noi, dal primo al quarto posto, Spagna, Malta, Portogallo e Romania. Questo dato però non deve farci rilassare: l’Italia migliora di tre punti mentre gli altri quattro vedono miglioramenti di sette punti percentuali.

L’Italia non vedrà alcun miglioramento se non porrà rimedio alla situazione attuale, anzi continuerà a sprofondare superata da un est che al contrario sta facendo passi da gigante per adeguarsi alla media europea.

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By | 2017-05-21T12:41:29+00:00 15/04/2014|Categories: Giovani e società, Magazine, Università|Tags: , , , , |0 Comments

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