Un'"Oscura Immensità" di domande attende il pubblico del Rossetti.

La locandina dello spettacolo.

Al Rossetti è approdato un dramma a due facce, diretto da Alessandro Gassman. “Oscura Immensità”, opera tratta dal libro dello scrittore e sceneggiatore padovano Massimo Carlotto, è arrivato sul palco del Rossetti  da martedì 13 novembre, portando con sé un gran numero di domande su alcuni dei massimi sistemi della vita, come il perdono, la vendetta e la giustizia.

Tratto da un romanzo noir, “Oscura Immensità” segue un percorso teatrale che Gassman aveva già iniziato con “Roman e il suo cucciolo”, e propone un’indagine sulla vita e il suo opposto, la morte.
L’opera ha come cornice della vicenda un fatto di cronaca e pone di fronte al pubblico due situazioni, due vite. Da una parte c’è Silvano Contin, interpretato da Giulio Scarpati, catapultato in un ruolo difficile, ambivalente, e che forse richiedeva più rabbia e nervosa decisione da parte dell’attore, il quale ha però trovato la sua dimensione nelle scene di maggior pacatezza del personaggio. Contin è infatti padre e marito di un figlio e una moglie uccisi durante una rapina, e che da quindici anni non riesce a trovare un momento di pace, ossessionato dal desiderio di giustizia, e che ha dovuto rinunciare al suo vecchio lavoro, riducendosi ad una vita trascinata tra alcol e autodistruzione. Dall’altra si trova Raffaele Beggiato, portato in scena da Claudio Casadio, preciso e convincente nel ruolo dell’assassino dei due, condannato all’ergastolo, pentito e malato di cancro, con solo due anni di vita a separarlo dalla morte e, perciò, dalla fine della pena.
La vicenda che si svolge davanti agli occhi dello spettatore passa attraverso le parole dei protagonisti, che non interagiscono mai sul palco, bensì raccontano le loro azioni, i loro pensieri e i loro desideri. Entrambi si trovano in una prigione: fisica quella di Beggiato, spirituale quella di Contin. Ed entrambi vogliono uscirne.
Tutto il tempo trascorso da quel fatidico giorno della rapina è servito a cambiare i due personaggi, che ora si trovano nelle situazioni opposte: la vittima con la brama di giustizia, diviene carnefice, e il colpevole, penosamente speranzoso di poter ottenere un po’ di perdono e redenzione, si trasforma in una sorta di “paraeroe”.
Con un’azione abbastanza veloce, accompagnata dalle riflessioni di Contin e Beggiato, “Oscura Immensità” regala numerosi spunti di riflessione: dove finisce la giustizia e inizia la vendetta? Si può perdonare veramente una persona che ti ha portato via tutto? Fino a che punto si è disposti ad arrivare per ottenere la redenzione?

Nella giornata di giovedì 15 novembre, ultimo giorno di replica dello spettacolo, gli interpreti Scarpati e Casadio, incontreranno il pubblico alle ore 18.00 al Caffè Rossetti, raccontando la loro esperienza nel portare in scena l’oscura immensità della morte.

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By | 2012-11-14T13:48:15+00:00 14/11/2012|Categories: Cultura e spettacoli, Teatro|0 Comments

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.