Virus giganti intrappolati nei ghiacci tornano in vita (in laboratorio)

Che il riscaldamento globale sia un serio pericolo per il pianeta è ormai indiscutibile, ciò nonostante si continua a ritenerlo un problema futuro e se ne ignora la reale portata. Uno studio dell’università di Aix-Marseille, coordinato da Matthieu Legendre, porta alla luce una possibile conseguenza dello scioglimento dei ghiacci: il ritorno di virus antichissimi intrappolati nei ghiacci, contro i quali non siamo assolutamente preparati.

Il team francese, che conduceva uno studio sul permafrost siberiano, particolarmente adatto alla conservazione di microrganismi antichi,  ha estratto dai ghiacci delle amebe della specie Acanthamoeba castellanii  risalenti a circa 30.000 anni fa. Le analisi hanno rivelato che alcune amebe erano state infettate da un virus finora sconosciuto.

Questo virus, a cui è stato dato il nome di Pithovirus sibericum, presenta delle caratteristiche simili a quelle dei virus giganti, dei virus di recente scoperta e finora ritenuti rari.

Circa una decina di anni fa è stata identificata la famiglia dei Megaviridae, caratterizzati da un capside, il rivestimento proteico che contiene il materiale genetico, con un diametro medio di 0,7 micrometri. Se confrontiamo questa grandezza con quella dell’EBV, il virus della mononucleosi infettiva, che è di 180-200 nanometri, è facile capire il perchè del nome “giganti”.

Microfotografia di Pandoravirus.

Nel 2013 è stata identificata una seconda famiglia di virus giganti, i Pandoravirus, dotati di un genoma fino a 3 volte più grande di quello dei Megaviridae e dal capside di forma diversa.

Pithovirus sibericum ha caratteristiche ancora diverse, con un genoma più piccolo di entrambi, ma capside molto maggiore, fino a 1 micron  di diametro. Simile ai Megaviridae è invece il suo meccanismo di replicazione.

La scoperta di questo nuovo esemplare rivela che i virus giganti sono più comuni di quanto si credesse e con caratteristiche più varie di quanto ci si aspettava. La lezione più importante che questo studio ci lascia tuttavia è che non sappiamo quali antichi virus siano conservati nel permafrost e con quale facilità essi potrebbero tornare in vita se esposti all’aria, come conseguenza dello scioglimento dei ghiacci.
Si tratta è vero di un rischio ipotetico, ma che non andrebbe sottovalutato.

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